Mentra il Tar del Lazio si era fermato, la Magistratura va avanti
di Vittorio Aimati
Artena 11 aprile 2026 – La battaglia legale sullo stabilimento Fassa Bortolo ha subito una sterzata improvvisa. Mentre il fronte amministrativo si è chiuso con un nulla di fatto che ha lasciato l’amministrazione comunale in una posizione di stallo, la Magistratura penale ha rotto gli indugi, portando la società direttamente sul banco degli imputati.

Il Tribunale Amministrativo Regionale, con la sentenza n. 03508/2026, ha dichiarato improcedibile il ricorso presentato dai comitati cittadini. Il motivo? Durante l’udienza del 24 febbraio 2026, l’avvocato dei ricorrenti ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione.
Il ricorso era nato per sbloccare il “silenzio” del Comune di Artena, che non aveva risposto a una diffida del luglio 2025 in cui si chiedeva di fermare i lavori per la presunta decadenza dei permessi del 2011. La rinuncia ha però impedito ai giudici del TAR di stabilire se quei lavori fossero effettivamente regolari o meno.
La vicenda ha infiammato i social, con un duro botta e risposta tra la Sindaca Silvia Carocci e Umberto Proietti, anima della protesta.
La Sindaca Carocci ha difeso la scelta di non costituirsi in giudizio come un segnale di vicinanza ai cittadini, sperando che fosse il TAR a fornire lo “strumento” legale per annullare permessi vecchi di 15 anni, ormai considerati “consolidati” dal tempo.
Umberto Proietti ha però ribattuto citando l’Art. 27 del Testo Unico Edilizio, sostenendo che il Comune avesse il “potere-dovere” di intervenire immediatamente davanti a palesi irregolarità e abusi edilizi, senza attendere i giudici.

Mentre il Comune parlava di “atti consolidati”, la Procura della Repubblica di Velletri ha scosso il quadro con un decreto di citazione a giudizio nei confronti di Fassa Bortolo. L’accusa è: reato edilizio urbanistico (Art. 44 lett. c DPR 380/01) per aver eseguito lavori in totale assenza di un titolo edilizio valido ed efficace.
I magistrati contestano la costruzione di due imponenti forni di calcinazione in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Questo atto giudiziario smentisce, di fatto, la tesi della validità dei vecchi permessi sostenuta finora a livello amministrativo.
Sullo sfondo resta la preoccupazione per l’impatto ambientale. I professionisti del settore stimano che il nuovo impianto potrebbe immettere nell’aria 901 tonnellate di inquinanti all’anno, definendo l’opera un potenziale “disastro ambientale” per un territorio, quello della Valle del Sacco, già profondamente martoriato.
A tal proposito Umberto Proietti produce una richiesta pubblica alla Sindaca di Artena: “Devi fare ordinanza di sospensione lavori in autotutela in attesa delle decisioni del 18 febbraio 2027 della Causa Penale disposta dal Tribunale di Velletri per Abuso edilizio e Ambientale”.
Nonostante la citazione a giudizio, ad oggi i lavori non sono stati ancora oggetto di un sequestro preventivo, ma la posizione della società e anche del Comune si fa estremamente delicata.
L’udienza predibattimentale è fissata per il 18 febbraio 2027. Se il processo dovesse confermare l’assenza di titoli validi, il Comune di Artena non potrà più invocare la “certezza del diritto” per giustificare la propria inerzia, e lo stabilimento potrebbe trovarsi davanti all’ombra della demolizione.




