Rutelli a Velletri: cambiamenti climatici, politiche del lavoro, transizione energetica ne “Il secolo verde”

L’Auditorium “Romina Trenta” alla Casa delle Culture e della Musica ha ospitato la presentazione del libro “Il secolo verde” (edito da Solferino) di Francesco Rutelli


Velletri (Rm) – L’evento, organizzato dalla Mondadori Bookstore di Velletri, ha visto l’ex Sindaco di Roma e scrittore parlare davanti alla platea – nell’interessante e vivace dialogo con Roberto Ippolito – della sua analisi relativa alla cosiddetta rivoluzione green e alla necessità di creare occupazione con nuovi posti di lavoro “verdi”. Prima dell’incontro il saluto di Guido Ciarla, titolare della Libreria, e Massimo Andolfi, Assessore all’Ambiente del Comune di Velletri.

Quello di Francesco Rutelli è un lucidissimo saggio che tiene conto di molteplici fattori, a partire da quello geopolitico e passando, naturalmente, per il caso del cambiamento climatico e delle politiche energetiche. Un libro utile sia ai cittadini – troppo spesso colti nell’errore di ritenere astratte e poco vicine alla quotidianità queste tematiche – sia agli amministratori, chiamati a prendere delle decisioni nette per invertire la rotta sensibilizzando e spiegando alla cittadinanza il perché di certe scelte.

Nella conversazione con Roberto Ippolito, sempre preciso e puntuale nel sollecitare l’autore, Francesco Rutelli ha avuto modo di tracciare una linea di azione per evitare che il cosiddetto “secolo verde”, virtualmente incominciato nel 1970, si riveli un fallimento. Il riferimento è al primo Earth Day, del 1970, dal quale si è lanciato un appuntamento a cento anni di distanza: il tempo necessario calcolato affinché il paese più popoloso del mondo, l’India, possa azzerare le proprie emissioni di anidride carbonica. Nonostante la scadenza non proprio distante, il traguardo è lontano e se non si prendono provvedimenti netti si rischia di mandare a monte il progetto mondiale.

Prima della presentazione abbiamo intervistato Francesco Rutelli, che ha gentilmente risposto ad alcune brevi domande per approfondire alcuni punti cruciali del suo saggio.

Francesco Rutelli, perché è complesso far comprendere alle persone che i discorsi sul clima, sulla transizione energetica, sulle politiche energetiche da ripensare sono cose fondamentali per la vita quotidiana?

In questo libro ripercorro la storia di come si è preso atto dell’esistenza dei cambiamenti climatici e del rischio che comportano per l’avvenire di tutti noi e del pianeta. E spiego proprio il perché è molto difficile convincere le persone comuni ad occuparsi di certi argomenti: il punto è che paiono molto lontani, troppo più grandi di noi, troppo impegnativi quanto le risposte da dare perché ci siano risultati reali, effettivi, trasformativi.

C’è mancanza di sensibilizzazione dell’opinione pubblica?

In un certo senso, ma più che altro è facile dire che alcune misure sono azioni punitive verso i ceti popolari. La narrativa semplicistica dice di buttar via le automobili che abbiamo, ristrutturare le abitazioni pur non avendo soldi, svalutarle, fare sacrifici quando grandi nazioni in enorme crescita demografica non lo faranno nei prossimi decenni…. È facile una narrativa contro la sensibilità e le azioni riguardanti il clima.

Non c’è il rischio di uno “scollamento” tra la popolazione?

Purtroppo sì. Da una parte rischia di esserci una contrapposizione crescente tra una minoranza consapevole e una maggioranza silenziosa e tutto sommato favorevole alla presa d’atto di questo problema grande ma sfavorevole alle misure indispensabili.

Uno dei cardini del saggio è il lavoro. Lei ha detto che la rivoluzione green può considerarsi tale se crea occupazione…

Il tema del lavoro è fondamentale, per comprendere come si declinerà negli anni a venire la creazione di nuove filiere produttive, industrie, professioni, o la valorizzazione di lavori che già si fanno dall’operaio specializzato alla tecnologia, all’uso della tecnologia digitale o le nuove professioni legate a queste nuove macchine che saranno indispensabile nei comparti.

Come dovrebbe modificarsi la narrazione?

Se accadrà quanto detto sul tema del lavoro, la narrazione potrà andare in contropiede, e passare dall’impostazione piuttosto predicatoria versus un impostazione menefreghista all’assunzione di responsabilità che convince, motiva e quindi mobilita il popolo e le persone comuni su una causa decisiva per il nostro avvenire.

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