Misteri nei Servizi Segreti senza verità: l’ex sergente di Marina Davide Cervia, un esempio

Davide Cervia viene rapito durante la Prima Guerra del Golfo, Mario Ferraro, venne trovato “suicida”; era coinvolto nel caso Adinolfi. (Parlando di ‘Memoria’ riportiamo la ricostruzione dei fatti avvenuti intorno al rapimento del veliterno Davide Cervia)

di Carlo Raspollini ((QdL)


Settembre 1990. – L’ex sergente di Marina Davide Cervia viene rapito a Velletri mentre è in corso la Prima Guerra del Golfo. La Nato contro Saddam Hussein che invase il Kuwait. Si ritrovò l’auto ma di Cervia si persero le tracce. Una spia del Sismi, Mario Ferraro, venne trovato “suicida” al porta-asciugamani del bagno. Era coinvolto nella scomparsa del giudice Adinolfi, rapito nel luglio del ’94, quando indagava sulle società di copertura dei Servizi Segreti.

Il rapimento dell’ex sergente della Marina Davide Cervia

Il 12 settembre 1990, mentre sta tornando a casa dalla moglie Marisa e dai due figli piccoli alle porte di Velletri, l’ex sergente della Marina Davide Cervia viene rapito da sconosciuti. Secondo il racconto di un vicino, dei personaggi loschi lo caricano a forza sulla sua auto e lo portano via. Quando nelle sparizioni di cittadini sono coinvolti i Servizi Segreti, lo Stato è allo stesso tempo colpevole e, ipocritamente, tutore del diritto della famiglia a sapere cosa sia successo. Ma tutto non si può dire, così si fa intendere, si dicono mezze verità, si fanno accenni e tutto resta a mezz’aria irrisolto.

Gli inquirenti cercano di sviare fin da subito le indagini

Fin dall’inizio gli inquirenti sostennero l’ipotesi dell’allontanamento volontario. Uno torna a casa parcheggia l’auto e porta un mazzo di fiori alla moglie e poi lì sul momento decide di darsi alla fuga. Una tesi che fa acqua da tutte le parti.

Capite cosa significa avere a che fare con certi “inquirenti”? Poveracci, anche loro devono obbedire agli ordini dall’alto. Sono sempre quelli che stanno in alto che devono coprire le magagne di chissà chi. Perché non ce lo dicono mai.

Per fortuna i testimoni non si fanno mettere i piedi in testa e insistono con il rapimento. La famiglia si convince di questa ipotesi, connessa alle conoscenze tecniche e militari dell’ex sergente, con particolare riferimento alla guerra scoppiata il 2 agosto di quell’anno, che vide l’Iraq opposto a una coalizione di 35 stati, sotto l’egida dell’Onu e guidata dagli Stati Uniti d’America.

Nel marzo 1991 viene ritrovata l’auto di Cervia, una Golf Volkswagen, grazie ad una lettera anonima inviata al programma Chi l’ha visto? su Raitre.  Uno dei testimoni l’aveva vista guidata da un presunto rapitore. L’auto si trovava presso la Stazione Termini a Roma. Sul sedile posteriore si trovarono le rose (ormai secche) che Davide avrebbe voluto portare a sua moglie Marisa. Oggi quei fiori sono gelosamente custoditi dalla moglie in una cornice.

Subito dopo il ritrovamento, la famiglia comunicò di aver ricevuto l’offerta di un miliardo di lire per lasciare perdere la vicenda. La famiglia aggiunse anche che: “Non vogliamo ancora dire chi, prima vogliamo la garanzia che lo Stato sia disposto a tutelarci”.  Tenera ingenuità. Chiedere tutela a chi presumibilmente ha rapito uno dei genitori.

Lettere anonime e telefonate alla famiglia

Negli anni successivi la famiglia ricevette numerose lettere anonime, in una c’era scritto che Cervia sarebbe morto sotto un bombardamento a Baghdad. In un’altra lo si dava per prigioniero in Libia o in Arabia Saudita. In altre ancora si minacciava la famiglia di restare in silenzio sulla vicenda e basta.

Infine nel 1997 la moglie riceve una telefonata. Dall’altra parte c’era la voce del marito che parlava di lavoro. Dopo aver ripetutamente tentato di parlargli, capisce che si tratta di una registrazione. Cos’è? Un maldestro tentativo di prendersi gioco dei sentimenti della moglie? Un goffo modo di far sembrare Cervia ancora vivo? Se fu un gesto dei rapitori resta inspiegabile. A che serviva, se non a ferire ancora il cuore di una moglie?

Il Popolo sovrano di niente

Un giallo di Stato,  che prosegue, dopo decenni di depistaggi e omissioni. Nel 2018 il Ministero della Difesa è infatti condannato a risarcire la famiglia per “aver violato il diritto alla verità” e nei mesi seguenti Elisabetta Trenta (Ministra della Difesa del primo governo Conte) ha rivolto pubbliche scuse e annunciato di voler rinunciare all’appello

Nel giugno 2019 il Premier Giuseppe Conte, tramite il consigliere militare Carlo Massagli, ha espresso “Salda vicinanza a Marisa e ai suoi figli” e annunciato con una lettera ufficiale l’intenzione del Governo di promuovere una Commissione d’Inchiesta sulla vicenda di Davide Cervia. Per noi mortali è incomprensibile come operino le istituzioni dove, quando c’è una responsabilità, tutto viene messo a tacere, nel più alto interesse dello Stato.

Di contro, un’altra parte delle istituzioni è costretta a tacere o a mentire, vergognandosene profondamente ma più che vicinanza e solidarietà non può elargire, quando ci sarebbe bisogno di ristabilire la verità, sempre e comunque, affinché i cittadini, che non sono minorati psichici, possano trarre le loro conclusioni su chi li amministra. Il popolo sovrano alla resa dei conti è quello che conta meno di tutti e la verità non si saprà mai. Ma allora siamo sovrani rispetto a che?

Un esperto di sistemi d’arma, con qualifica di riservatezza estrema

Perché era stato rapito Cervia? Cosa sapeva di così importante? Per venirne a capo la famiglia chiede di sapere quali fossero le mansioni e i compiti del loro congiunto nella Marina Militare. Per 4 anni vengono presi in giro con falsi fogli matricolari che parlano di tutto e di niente.

Ci volle una occupazione di 9 ore di alcune stanze del Ministero della Difesa perché saltasse fuori il foglio matricolare vero, con la qualifica ELT/ETE/GE. Emerse così che il SIOS Marina aveva rilasciato a Cervia il NOS NATO, valido fino al 1986. Il NOS sarebbe il nulla osta di sicurezza, che consente alle persone fisiche di trattare informazioni con classifica di segretezza superiore a “riservato”. Ha validità 10 anni per le classifiche di segretezza “riservatissimo” e “segreto”, 5 anni per “segretissimo”.

Nel 2013 Giovanni Cossu, istruttore di Davide Cervia, disse che lui era uno dei massimi esperti di sistemi d’arma impiegati dalla Marina Militare, tra cui l’OTOMAT, venduto in 1000 esemplari anche in Iraq e in Libia. Quasi certamente il motivo per cui venne rapito risiede nelle sue conoscenze militari e nello stramaledetto commercio di armi di guerra. Ma venne rapito da chi? Dagli iracheni non pare possibile. Dagli stessi per cui aveva lavorato, le forze NATO? Anche questo pare inusuale. Intanto nel 2000, il 5 aprile, la Procura generale presso la Corte d’Appello di Roma archiviò il fascicolo per l’impossibilità di individuare i colpevoli del rapimento. Una bella pietra sopra ai segreti.

Così finisce la dedizione del cittadino allo Stato.

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