5 Settembre 2026

Bombe, intimidazioni e guerra per le piazze di spaccio: cosa succede a Roma est?

  • Il rumore è sempre lo stesso: un’esplosione improvvisa nel cuore della notte, il boato che attraversa le strade deserte, le auto parcheggiate che fanno scattare gli allarmi e, subito dopo, il silenzio

di Milo De Filippis


Roma, 3 settembre 2026 – Negli ultimi giorni quel rumore è diventato familiare per molti residenti della periferia orientale della Capitale.

Non si tratta però di una semplice successione casuale di esplosioni. Le cronache degli ultimi giorni documentano una serie di attentati con ordigni artigianali contro attività commerciali e immobili distribuiti lungo un’area che comprende Alessandrino, Casilino, Torre Maura, Due Leoni, Tor Bella Monaca e altre zone della periferia orientale.

La Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma sta cercando di capire se gli episodi siano collegati e se possano essere ricondotti agli equilibri della criminalità organizzata e dello spaccio di droga.

Il primo elemento da chiarire è la cronologia. La nuova escalation arriva dopo altri episodi registrati nelle settimane precedenti. Il 12 luglio, nel quartiere Don Bosco, un ordigno era esploso nelle cantine di uno stabile di via Valerio Flacco. Circa venti giorni dopo, nella notte tra il 2 e il 3 agosto, una bomba carta era stata fatta esplodere nell’androne di un palazzo di via Statilio Ottato, sempre a Don Bosco.

In quest’ultimo caso il portone dello stabile è stato divelto, i vetri del vano scala sono andati in frantumi e una parte del controsoffitto è crollata. I vigili del fuoco hanno evacuato temporaneamente l’edificio. Nessuno è rimasto ferito. Secondo la ricostruzione della polizia, nell’immobile viveva anche una persona con precedenti per droga.

Poi è arrivata la sequenza di fine agosto: il 29 agosto, la prima bomba alla Travis Car

Poco prima dell’una di notte del 29 agosto, un ordigno artigianale è esploso davanti alla Travis Car, attività di noleggio e vendita di automobili al civico 953 di via Casilina, all’Alessandrino.

La prima esplosione ha danneggiato soprattutto la serranda. A dare l’allarme sono stati alcuni passanti e sul posto sono arrivati i carabinieri del Nucleo radiomobile e della stazione Alessandrina.

La notizia, inizialmente trattata come un attentato contro un’attività commerciale, assume però un significato diverso quando viene ricostruito il profilo del titolare.

L’attività è riconducibile a Manuel Sammarco, arrestato nel 2023 al Quarticciolo con circa 1,2 chili di cocaina e crack suddivisi in 3.128 dosi.

Questo non significa che Sammarco sia responsabile dell’attentato o che l’attentato sia necessariamente legato alla droga. Significa, più semplicemente, che gli investigatori hanno davanti un possibile movente da verificare.

Il 30 accade qualcosa di più significativo: la seconda bomba allo stesso esercizio

Un secondo ordigno viene fatto esplodere davanti alla stessa attività. Questa volta l’esplosione è più violenta: oltre alla serranda vengono danneggiati gli interni del locale e l’onda d’urto raggiunge anche veicoli e un’abitazione sovrastante.

Due attentati contro lo stesso esercizio nell’arco di circa 24 ore costituiscono l’elemento più forte a sostegno dell’ipotesi di un’azione deliberatamente intimidatoria.

La Repubblica riferisce che gli investigatori stanno seguendo soprattutto la pista di un possibile regolamento di conti nell’ambiente dello spaccio.

Il punto importante è però non trasformare un’ipotesi investigativa in una certezza: non risulta al momento che sia stato individuato il mandante, né che sia stato dimostrato giudiziariamente un collegamento tra Sammarco e gli attentati.

Nella stessa notte esplode un ordigno a Due Leoni

Quasi contemporaneamente alla seconda esplosione alla Travis Car, un altro ordigno viene fatto esplodere in via Salemi, nella zona di Due Leoni, davanti al barber shop “Real Hasta la Muerte”.

L’esplosione provoca danni alla serranda, alla vetrata d’ingresso di un palazzo e a tre automobili parcheggiate. Anche in questo caso non ci sono feriti.

La polizia acquisisce le immagini delle telecamere e deve ancora stabilire il movente. L’attività risultava chiusa da circa un anno, elemento che rende ancora più importante capire chi fosse realmente il destinatario dell’intimidazione.

Terzo episodio: Torre Maura

Poche ore dopo, intorno alle tre del mattino, un’altra esplosione colpisce un forno di via delle Alzavole, a Torre Maura.

L’ordigno danneggia gravemente la saracinesca e il marciapiede davanti all’attività. Il boato viene avvertito distintamente dagli abitanti della zona.

Anche qui le indagini sono affidate alla polizia e, secondo le cronache, vengono valutate diverse ipotesi.

Il forno si trova a poca distanza dal commissariato: un dettaglio che rende ancora più evidente la spregiudicatezza degli attentatori.

Grotte Celoni: un altro bersaglio

Nella stessa finestra temporale viene registrato un ulteriore attentato a Grotte Celoni.

Un ordigno viene piazzato contro la serranda di un barber shop. L’esplosione provoca danni allo stabile e ad alcune automobili parcheggiate.

Secondo RaiNews/TGR Lazio, l’attività era chiusa da mesi ed era stata gestita in passato da due persone con precedenti. Anche in questo caso gli investigatori devono capire se esista un collegamento con gli altri episodi.

È questo il motivo per cui alcune ricostruzioni parlano di tre ordigni in poche ore, mentre altre contano quattro esplosioni in meno di 24 ore: il conteggio cambia a seconda degli episodi inclusi e della finestra temporale considerata.

Il quinto episodio porta fuori Roma

La sequenza non si ferma completamente alla periferia capitolina. Nella notte successiva un’altra bomba carta esplode a Guidonia Montecelio, davanti all’abitazione di un quarantenne con precedenti di polizia. L’esplosione danneggia tre automobili, due delle quali appartenenti allo stesso uomo.

La Repubblica ha definito questo episodio il quinto ordigno in tre giorni, ma Guidonia non è Roma: geograficamente si tratta di un altro comune dell’area metropolitana. È quindi più corretto parlare di un quinto episodio nella più ampia area orientale della Capitale e del suo hinterland, non di una quinta bomba esplosa dentro Roma est.

Il passaggio più importante dell’intera vicenda: Perché entra in scena l’Antimafia

Le indagini sui diversi attentati sono state avviate da polizia e carabinieri, ma la Direzione distrettuale antimafia sta cercando di mettere insieme gli elementi.

RaiNews parla esplicitamente di tre attentati sui quali la DDA vuole fare chiarezza e indica tra le ipotesi investigative quella estorsiva e il possibile ruolo di gruppi criminali.

La domanda degli investigatori, dunque, non è semplicemente “chi ha fatto esplodere queste bombe?“, ma soprattutto:

siamo davanti a episodi indipendenti oppure a una nuova fase della guerra per il controllo delle attività criminali nella periferia orientale di Roma?

Al momento non esiste una risposta definitiva.

Il nome che ritorna con maggiore frequenza nelle ricostruzioni è quello di Manuel Sammarco, legato all’attività presa di mira due volte in via Casilina.

Il suo precedente arresto al Quarticciolo è documentato: nel novembre 2023 la polizia trovò in un’auto oltre un chilo di cocaina e crack, divisi in migliaia di dosi.

Anche il padre di Sammarco, Stefano, era stato arrestato nell’ambito di una precedente indagine sul traffico di droga tra Roma e la Calabria e successivamente condannato. Secondo le ricostruzioni dell’epoca, l’indagine aveva evidenziato rapporti con la cosca Molè.

Questi precedenti spiegano perché gli investigatori guardino all’ambiente dello spaccio.

Ma è fondamentale mantenere una distinzione:

precedenti criminali e frequentazioni non dimostrano chi abbia ordinato le bombe.

La pista della guerra tra gruppi criminali è un’ipotesi investigativa, non una verità giudiziaria già accertata.

Qui bisogna fare ancora più attenzione.

Alcuni articoli hanno parlato di “guerra di mala“, “regolamento di conti“, “nuovi gruppi” e possibile ridefinizione degli equilibri criminali nella periferia est.

La stessa RaiNews segnala che la DDA sta verificando proprio eventuali collegamenti e il possibile ruolo di gruppi criminali.

Ma manca ancora l’elemento decisivo: una prova pubblica che dimostri l’esistenza di un’unica organizzazione dietro tutti gli attentati.

Per questo parlare già oggi di una vera e propria “guerra tra clan” come fatto accertato sarebbe prematuro.

Non sono però episodi completamente isolati

Il quadrante est della città ha registrato nelle settimane precedenti anche episodi di violenza di natura diversa.

L’8 agosto, ad esempio, tre episodi di spari da un’automobile in corsa hanno coinvolto Tor Bella Monaca, Tor Vergata e Tor Sapienza. Quattro persone — due cittadini pakistani, un indiano e un nigeriano — sono rimaste lievemente ferite da pallini sparati con una pistola ad aria compressa. I carabinieri hanno ipotizzato che i tre episodi potessero essere opera della stessa mano.

La Repubblica ha descritto quell’episodio come una possibile “caccia allo straniero“, sottolineando che le vittime sembravano essere state selezionate proprio in quanto straniere. Anche in quel caso, però, l’identificazione degli autori e il movente definitivo erano ancora oggetto di indagine.

Si tratta dunque di un fenomeno diverso dalle bombe, e non ci sono elementi sufficienti per affermare che le due vicende siano collegate. Ma contribuisce a spiegare perché il clima di sicurezza percepita nella periferia est sia particolarmente deteriorato.

  • Un precedente importante: A Don Bosco, il 12 luglio, un ordigno era già esploso nelle cantine di un palazzo di via Valerio Flacco. Il 3 agosto una seconda bomba carta era stata fatta esplodere nell’androne di un edificio di via Statilio Ottato.

La sequenza di luglio e agosto mostra inoltre che il problema non è nato il 29 agosto.

Il quadro, quindi, è quello di una progressione di episodi intimidatori nell’arco dell’estate, culminata nella raffica di esplosioni tra il 29 e il 30 agosto.

Ma bisogna distinguere tra ciò che è plausibile e ciò che è provato: non è stato pubblicamente accertato che gli autori abbiano scelto sistematicamente quella fascia oraria per una specifica strategia di fuga.

È però evidente che il modus operandi, almeno nei casi ricostruiti, privilegia il buio e la rapidità.

La domanda diventa quindi: che cosa si vuole ottenere attraverso l’esplosione?

1. Intimidazione o avvertimento; La bomba può essere utilizzata per mandare un messaggio a una persona o a un’attività senza necessariamente voler provocare vittime.

È una delle interpretazioni più immediate quando vengono colpite serrande e ingressi.

2. Regolamento di conti criminale; La ripetizione dell’attacco contro la stessa attività e i precedenti di alcuni soggetti presenti nelle vicende rendono plausibile la pista di una rivalità interna agli ambienti criminali.

È la pista sulla quale gli investigatori stanno concentrando particolare attenzione.

3. Racket o pressione estorsiva; Un’altra possibilità è che l’esplosione serva a costringere il titolare di un’attività a pagare o a sottostare a determinate richieste.

La DDA sta verificando anche questa ipotesi.

Roma est non è teatro, almeno allo stato attuale delle informazioni pubbliche, di una guerra tra clan già dimostrata dagli investigatori. È però teatro di una serie ravvicinata e anomala di intimidazioni esplosive, alcune delle quali presentano caratteristiche compatibili con conflitti negli ambienti criminali.

La scelta di colpire attività commerciali, la ripetizione dell’attacco contro la stessa struttura, la concentrazione geografica e la presenza di soggetti con precedenti legati allo spaccio hanno spinto la Procura a cercare una possibile regia comune.

Ed è proprio questa la questione ancora irrisolta.

Se gli episodi fossero realmente collegati, la sequenza potrebbe rappresentare una fase di riorganizzazione o di conflitto tra gruppi che cercano di conquistare o difendere posizioni nel mercato della droga e nelle attività economiche della periferia.

Se invece fossero episodi distinti, il quadro sarebbe comunque grave: significherebbe che l’uso di bombe carta come strumento di intimidazione si è diffuso contemporaneamente in più aree della periferia orientale.

In entrambi i casi, la cosa più importante è che gli abitanti non vengano trasformati in bersagli collaterali di una guerra che non li riguarda.

Finora la circostanza più positiva è proprio l’assenza di vittime nelle esplosioni di fine agosto. Ma i danni a palazzi, automobili e attività dimostrano che il margine tra intimidazione e tragedia è molto sottile.

Ed è per questo che la decisione della DDA di mettere in relazione gli episodi potrebbe essere il passaggio decisivo: non tanto per confermare la formula giornalistica della “guerra tra clan”, quanto per stabilire se dietro quei boati notturni esista davvero un’unica strategia criminale oppure una serie di conflitti separati che stanno esplodendo contemporaneamente nello stesso quadrante della città.

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