Caso Lavinia. Chiesti 2 anni di reclusione per la maestra e 1 anno per l’investitrice

Questa la richiesta del PM alla fine della requisitoria, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche

di Martina Angeloni


Velletri (Rm) 27 novembre 2023 Questo pomeriggio si è tenuta la ventesima udienza per il caso di Lavinia Montebove, la bimba investita nel parcheggio dell’asilo La Fattoria di Mamma Cocca a Velletri il 7 agosto 2018. Sono passati cinque anni da quell’accaduto e ad oggi ci troviamo alle fasi finali del processo. Si è poi proseguito con la requisitoria da parte del PM Taglialatela. Il Pubblico Ministero già nella scorsa udienza aveva affrontato diversi punti tra cui la mancanza di un’effettiva organizzazione dell’asilo gestito dalla maestra, affermando al contempo che non si potesse parlare di una struttura abusiva, e del fatto che ci troviamo di fronte ad un processo che vede due imputate prive entrambe di un background criminale.

L’avvocato Cristina Spagnolo, Lara Liotta e Massimo Montebove, genitori della piccola Lavinia

Il PM è ripartito oggi proprio da queste considerazioni affermando che all’interno dell’asilo sussistevano delle lacune, come ad esempio l’assenza di collaboratori che affiancassero la maestra, che hanno inciso in maniera rilevante sul tragico fatto accaduto.

Ha tenuto poi a ribadire come la giurisprudenza sia granitica in tema di vigilanza sui minori, che questa deve essere costante e che in presenza di questi bisogna “prevedere anche l’imprevedibile”.

Dopo queste premesse il PM si è accinto a sviscerare in aula le testimonianze delle imputate a partire da quella che è stata la versione raccontata dalla Rocca durante il processo.

Il PM in particolare si è soffermato sulla serie di emergenze testimoniante dalla maestra, susseguitesi prima del tragico avvenimento; tra queste la necessità di uno dei bambini di dover andare in bagno che ha portato la maestra a perdere la vigilanza su Lavinia.

In seguito il PM fa riferimento al lasso temporale espresso dalla maestra che affermò fossero passati pochi secondi dal momento in cui lei si allontanò da Lavinia a quello in cui sentì le urla della Colonnelli. Secondo il PM tale ricostruzione temporale non sembrerebbe compatibile con il gattonamento di Lavinia fino al cancello. Infatti, ha affermato Taglialatela, anche se Lavinia aveva le capacità di percorrere quel tratto si sarebbe imbattuta in tre diverse pavimentazioni che avrebbero rallentato il gattonamento della bambina.

Secondo il PM perciò l’ipotesi più attendibile è che Lavinia fosse stata dimenticata nel giardino in cui i bambini stavano giocando ancor prima di rientrare nella struttura.

Non siamo in grado di dire ai genitori come è successo ma il perché sì e la risposta è un cortocircuito, un blackout della vigilanza da parte della maestra queste le parole del PM.

La requisitoria è poi proseguita in riferimento al capo B, l’abbandono di minore nei riguardi dei bambini lasciati nell’asilo senza supervisione nel momento in cui la maestra ha portato Lavinia in ospedale. Riguardo questa vicenda durante il processo sono stati sentiti due genitori: la prima, secondo il racconto della maestra, sarebbe stata la mamma incontrata in strada e a cui è stato dato l’incarico di supervisionare i bambini mentre le due imputate si allontanavano in macchina dall’asilo.

Il secondo teste è invece uno dei papà che, al momento di recuperare il figlio all’asilo, ha trovato all’interno “una decina di bambini”, come lui stesso ha testimoniato, da soli senza la maestra.

Il PM ha precisato come entrambe le testimonianze di questi due genitori siano state lacunose e tentennanti, soprattutto quella della mamma a cui la maestra avrebbe detto di vigilare sui bambini.

La teste infatti, a seguito dell’udienza in cui depositò il suo racconto, è stata accusata di falsa testimonianza poiché “le sue deposizioni pullulino di falsità dall’inizio alla fine” – come ha affermato il PM – la maestra sapeva perfettamente cosa si sarebbe venuto a creare lasciando da soli i bambini.

Il PM è poi intervenuto sul capo d’accusa che pende sull’investitrice: Taglialatela ha precisato come, nonostante non vi sia una delibera comunale che abbia applicato le zone scolastiche (zona urbana in prossimità della quale si trovano edifici adibiti ad uso scolastico, in cui è garantita una particolare protezione dei pedoni e dell’ambiente, delimitata lungo le vie di accesso dagli appositi segnali di inizio e di fine) chi fruisce di tali strutture sa che bisogna prestare particolare cautela poiché c’è la possibilità che ci siano dei bambini. Tale condizione riguarda anche l’investitrice di Lavinia, che usufruiva regolarmente dell’asilo. La Colonnelli perciò sapeva che c’era la possibilità che in quel punto potessero esserci dei minori. Inoltre secondo la ricostruzione fatta c’erano le condizioni per avvistare Lavinia.

Alla fine della requisitoria il PM ha chiesto per l’imputata Colonnelli la pena di un anno di reclusione, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, mentre per l’imputata Rocca ha chiesto la pena di due anni di reclusione, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.

Finita la requisitoria del PM si è proceduti alla discussione dell’avvocato Cristina Spagnolo per le parti civili, la quale si è allineata con molti dei punti affrontati dal PM.

Velletri, Processo Lavinia Montebove, parla l’avvocato di parte civile, Cristina Spagnolo

L’avvocato Spagnolo in primis ha tenuto a precisare, come affermato anche dall’Ispettore Corelli nella sua testimonianza, che il nido era a tutti gli effetti una struttura abusiva. L’avvocato ha ricordato come nel 2017 fosse uscita un’ordinanza comunale che dava l’obbligo ai nidi famiglia, fino a quel momento non disciplinati, di adeguarsi alle norme di sicurezza imposte e di presentare una ‘scia’ al comune. Le strutture avevano un anno di tempo, fino a maggio del 2018, per comunicare l’attività all’ente comunale. L’avvocato Spagnolo ha affermato come non sia verosimile che la maestra non conoscesse il nuovo regolamento.

Il difensore delle parti civili si è poi soffermata sulle lacune in fatto di sicurezza che erano presenti all’interno della struttura. Prima tra tutte, come sottolineato anche dal PM, la mancanza di figure professionali che collaborassero con la maestra.

La regola dice infatti che è necessaria la presenza di una maestra ogni 5 bambini, regola rivisitata dall’imputata Rocca, che si faceva aiutate da una collaboratrice solo quando il numero di bambini superava gli otto. Nonostante questa regola però, afferma l’avvocato Spagnolo, la maestra quel 7 agosto del 2018 non aveva previsto la presenza di una collaboratrice. A detta della maestra, infatti, quel giorno i bambini erano 5, numero non confermato dalle altre testimonianze, che parlano di circa 9/10 bambini. L’avvocato delle parti civili, con tali considerazioni, ha tenuto a sottolineare e valutare il comportamento della Rocca, a detta dell’avvocato “‘negligente‘, noncurante delle istanze di sicurezza che questo lavoro richiede e privo di senso di solidarietà nei confronti della famiglia“.

La legale ha concluso parlando dei profili risarcitori e ricordando quanto sia necessario assicurare a Lavinia ogni tipo di tutela che preservi quel filo che lega Lavinia alla sua famiglia.

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