Caso Lavinia, presidio presso il Tribunale di Velletri il 2 ottobre per ‘una giusta sentenza’

L’invito, diffuso sui social, è a indossare una t-shirt bianca per manifestare solidarietà’La vera giustizia non punisce soltanto i colpevoli, ma protegge e ripara le vittime’, così il papà di Lavinia, Massimo Montebove


Velletri (Rm) – Lunedì 2 ottobre alle ore 13 si terrà la nuova udienza per il caso di Lavinia Montebove, la bimba che fu investita nel 2018 nel parcheggio dell’asilo “La Fattoria di Mamma Cocca” a Velletri.

Durante l’udienza del prossimo lunedì si deciderà sulla proposta avanzata dalla difesa riguardo la messa alla prova dell’imputata Francesca Rocca, un periodo di lavori socialmente utili all’interno di determinate strutture che porterebbe, in caso di esito positivo, all’estinzione del reato.

In occasione di questa udienza, che dovrebbe costituire una svolta per il processo, Erminia Marra ha ri-organizzato un presidio difronte il Tribunale di Velletri (già previsto per l’11 settembre) per mostrare la propria vicinanza alla famiglia di Lavinia e chiedere la fine di questo processo e una giusta sentenza.

Dai social sono moltissime le testimonianze per sostenere il “Caso Lavinia” e tra queste ne scegliamo una rappresentativa di tutte: “Il 2 ottobre poniamolo tutti noi un obiettivo importante, ci vediamo alle 12 davanti al Tribunale di Velletri; se non può farlo Lavinia facciamolo noi! Non vogliamo vendetta ma giustizia! Chiediamo la verità , la nostra Lavinia sarà contenta almeno su questo, non diamo a lei colpe che non ha! Questo non possiamo permetterlo! Mettiti una mano sulla coscienza può essere tua figlia, io ci sarò e tu?”

A proposito di questa ultima ed estenuante prova che la famiglia sta sostenendo apprezziamo le parole di commento che, ancora una volta, il padre Massimo Montebove affida sul suo profilo social:

“È indubbio che, in una società civile e democratica, ogni individuo abbia diritto a un processo equo e ad una difesa adeguata. Questo principio fondamentale è il pilastro di qualsiasi sistema giudiziario. Tuttavia, quando i diritti degli imputati diventano l’unico focus, si rischia di dimenticare le vittime e le conseguenze che devono affrontare.

Le vittime e le loro famiglie affrontano un lungo e doloroso percorso alla ricerca di giustizia. Sono persone che hanno subito violenze, ingiustizie e spesso sono state private dei loro cari. Hanno bisogno di essere ascoltate e di vedere i loro diritti tutelati. Tuttavia, spesso si sentono come un fastidio, una voce silenziosa nel clamore delle tutele degli imputati.

È sbalorditivo come in alcuni casi le vittime trovino difficoltà nel far sentire la propria voce durante il processo. Le loro testimonianze vengono messe in dubbio, i loro ricordi distorti e spesso si sentono isolate e sminuite. Così, mentre l’imputato gode di presunzione di innocenza e della possibilità di un processo equo, le vittime vengono trascinate nel vortice dell’incertezza e dell’ingiustizia.

In questa situazione, è importante chiedersi se il nostro sistema giudiziario abbia perso il giusto equilibrio tra la tutela dei diritti degli imputati e il riconoscimento delle vittime e delle loro famiglie. Non si tratta di rimettere in discussione i principi fondamentali di giustizia, ma di trovare una via di mezzo che garantisca equità per tutte le parti coinvolte.

Penso che questo equilibrio sia stato perso da qualche tempo. Lo dico con rammarico. Voglio ancora credere nella giustizia e spero di non dover cambiare idea dopo il 2 ottobre.”

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