‘Fattore Famiglia’, note a margine della legge Regionale appena licenziata

La Consigliera Regionale del Polo Progressista Alessandra Zeppieri: «PENALIZZA I SOGGETTI DEBOLI E RISCHIA DI DANNEGGIARE I MINORI»

di Redazione


Regione Roma – Abbiamo appena parlato della Legge approvata dalla giunta Regionale e subito si presentano le critiche da parte dell’opposizione che non ha visto ascoltate le sue richieste. «Famiglie anziché famiglia: è bastato questo primo appunto per far crollare la maggioranza Rocca nella sua visione unica e riduttiva della società», afferma la Consigliera regionale del Polo progressista Alessandra Zeppieri dopo che è stato bocciato il suo emendamento alla Legge regionale 37/2023 “Istituzione del fattore famiglia”.

«La maggioranza non solo non ha accolto la mia richiesta di modificare il termine “famiglia” con “famiglie” ma si è trincerata dietro una definizione burocratica che nulla ha a che vedere con la possibilità di dare un segnale concreto e forte di apertura, condivisione e riconoscimento delle varie forme di famiglia che ormai costituiscono la nostra società», afferma Zeppieri.

Nove gli articoli della legge – che vede come prima firmataria la consigliera di Fratelli d’Italia Laura Corrotti -, alcuni dei quali emendati nel corso dei lavori d’Aula. Su tutti, l’articolo 3, dedicato al regolamento regionale che dovrà disciplinare nel dettaglio il fattore famiglia. Emendati anche, seppure in misura minore, gli articoli 1 – Finalità e oggetto – e 4 – Disposizioni transitorie -. Quest’ultimo è quello in cui si prevede la piattaforma informatica che sarà lo strumento applicativo del fattore famiglia, a proposito del quale un emendamento ha previsto la gratuità dell’accesso.

La normativa introduce una sperimentazione che per il momento riguarderà solo due aspetti: trasporto scolastico e centri estivi ricreativi. Proprio per questo, hanno spiegato dai banchi della maggioranza, si è scelto di finanziare la piattaforma informatica che servirà ad applicare il fattore famiglia piuttosto che fornire aiuti concreti ai nuclei, come invece richiesto dalle opposizioni.

«Questa è una legge che divide, che va a penalizzare i soggetti più deboli, in particolare le minori e i minori – continua la Consigliera – perché aggiunge una serie di fattori, oltre a quello ISEE previsto dalla normativa nazionale, per poter accedere ai benefici previsti. Tra questi, la conformità nel pagamento delle tasse e la frequenza regolare dei minori alla scuola dell’obbligo. Eppure è lampante che proprio chi è in difficoltà economica potrebbe incappare in problematiche del genere. Oltretutto i servizi da cui si intende iniziare a sperimentare la legge riguardano proprio i minori: scuolabus e centri estivi; col rischio quindi di andare a ingigantire le distanze sociali ed economiche già in atto».


«In più – continua Zeppieri – si fa anche riferimento al numero di figlie e figli per poter accedere a una premialità maggiore e quindi si torna alla visione riduttiva, discriminatoria e pericolosa che questa maggioranza ha della società, anche perché nulla vieta loro in futuro di ampliare i servizi di riferimento e quindi andare a penalizzare quelle persone sole o che decidono di non avere figli».

«Noi continueremo sempre – conclude la Consigliera – a batterci per le persone più deboli e per la pluralità della società. Non si fa politica sulla pelle delle famiglie».

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