Ok dell’UE per le Case Green, ma non tutti gli italiani saranno contenti…

Il parlamento europeo ha approvato la Direttiva Case Green. Scopriamo quali sono le tappe previste ufficialmente

di Redazione


Roma (Rm) – Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la Direttiva Case Green – o più correttamente la Energy Performance of Buildings Directive (EPBD) – attraverso la quale è stata introdotta la roadmap per la riqualificazione energetica degli edifici residenziali.

Lo scopo della nuova normativa è quello di ridurre, centrando degli obiettivi intermedi, le emissioni entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il prossimo 2050.

Da qui fino al 2030 risultano essere ingenti i costi stimati per il nostro paese, che stando alle prime stime potrebbero aggirarsi intorno ai 275 miliardi di euro, dei quali almeno 152 sono ancora da reperire. In Italia la situazione risulta essere particolarmente complessa, dato che sono almeno 5 milioni gli edifici in classe F e G. Spetterà al Governo l’ardua responsabilità di trovare un metodo per sostenerli.

Ma vediamo in breve cosa preveda la direttiva UE, quali sono le prossime tappe e quando dovrebbe arrivare in Italia.

Cosa prevede la direttiva sulle case green

La nuova direttiva europea, che è stata prontamente ribattezzata case green, si occupa delle prestazioni energetiche degli immobili. I quali, entro il 2050, dovrebbero raggiungere la neutralità climatica.

La versione finale del documento approvato contiene alcune disposizioni specifiche per le diverse tipologie degli edifici:

  • nuovi;
  • residenziali;
  • privati;
  • di proprietà dello Stato.

Contiene, inoltre, alcune disposizioni relative ai climatizzatori e alle caldaie.

Sostanzialmente slitta di cinque anni – arrivando, quindi, al 2040 – il divieto di installare le caldaie a gas. Salta, inoltre, l’obbligo del fotovoltaico per tutti, andando a salvare, quindi, gli immobili che non sono di nuova costruzione. Entro il 2030 gli edifici, però, saranno obbligati a ridurre i consumi del 16%, percentuale che aumenta al 22% entro il 2035. Dal 2030, inoltre tutti gli immobili residenziali dovranno essere progettati e costruiti ad emissioni zero.

Le tappe previste in Italia

La nuova Direttiva case green dà la possibilità ai vari governi nazionali di stilare un proprio calendario degli interventi intermedi, rispettando, comunque vada , i micro paletti che sono stati fissati dall’Unione europea.

Per l’Italia, questa novità, permette di fissare le tappe intermedie per riuscire ad arrivare al net zero previsto per il 2050. Anche perché è stato introdotto un importante cambio di paradigma, che coinvolge anche gli obiettivi intermedi: ad essere rilevanti non sono più le emissioni dei singoli edifici, ma la media dei consumi registrati nell’intero patrimonio immobiliare italiano.

Inutile negarlo, l’Italia risulta essere pesantemente toccata dai nuovi vincoli, proprio per la composizione del suo patrimonio immobiliare. Stando all’ultimo rapporto dell’Enea, infatti, oltre il 50% degli edifici residenziali risulta essere in classe energetica G o F. Che costituiscono i due livelli più bassi delle prestazioni energetiche.

Direttiva case green: il calendario

La Direttiva case green approvata al Parlamento europeo, sostanzialmente risulta essere meno stringente rispetto alle prime versioni circolate.

I paesi che fanno parte dell’Unione europea si sono impegnati a ridurre il consumo energetico degli immobili residenziali del 16% entro il 2030. Entro la stessa data tutti i nuovi edifici residenziali dovranno essere ad emissioni zero. Per quelli pubblici la deadline è anticipata al 2028. Le caldaie a gas dovranno essere eliminate entro il 2040.

Tutto il patrimonio immobiliare esistente, entro e non oltre il 2050, dovrà raggiungere lo standard delle zero emissioni. Sono previste, comunque vada, delle esenzioni per gli edifici storici, quelli agricoli e per quelli che vengono utilizzati solo in maniera temporanea.

Come abbiamo accennato in precedenza, la Direttiva case green prevede degli step intermedi, introducendo una netta distinzione tra gli edifici residenziali e quelli non residenziali:

  • non residenziali con le peggiori prestazioni, devono ridurre i consumi del 16% entro il 2030 e del 26% entro il 2033;
  • l’intero comparto residenziale deve ridurre del 20-22% i consumi entro il 2035. Il 55% del calo dovrà derivare dalla ristrutturazione degli edifici con le peggiori prestazioni.

Cosa succede agli edifici esistenti

Spetterà ai singoli Stati stabilire quali regole applicare e quali debbano essere i target da centrare, che potranno essere addirittura più flessibili. In altre parole, potrebbe essere deciso di aumentare l’efficienza del 16% entro il 2030.

Per il 2035, l’Unione europea ha fissato degli obiettivi differenziati:

  • un risparmio al 22% dovrà essere raggiunto dal comparto residenziale;
  • dovrà ridurre i consumi di energia al 26% dal non residenziale.

Gli impianti fotovoltaici dovranno essere montati anche dagli immobili ristrutturati a partire dal 2032. Mentre dal 2040 scatta lo stop alle caldaie a gas. Dal 2025 devono terminare gli incentivi per la loro installazione. Gli edifici pubblici di nuova costruzione dovranno essere ad emissione zero dal 2028, mentre dalla stessa data tutti gli immobili di nuova costruzione dovranno avere gli impianti fotovoltaici.

Le nuove costruzioni residenziali private, a partire dal 2030, devono essere ad emissione zero.

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