22 Aprile 2026

Velletri 2025: il Nuovo Stendardo per la devozione a S. Antonio Abate

Velletri (Rm) – Giunti nel 2024, al 25° anno dello stendardo, (era stato fatto per l’anno Giubilare del 2000), l’Università Mulattieri e Carrettieri di Velletri ha provveduto a commissionare un nuovo stendardo, dando l’incarico alla pittrice veliterna di adozione Giovanna Verger. Puntualmente e con grande gioia è stato realizzato e avrà per così dire il suo battesimo nella festa ormai prossima di gennaio 2025 in concomitanza con l’Anno Giubilare appena iniziato.

Dell’uso dello stendardo ne abbiamo già parlato in un altro articolo al quale vi rimandiamo. Vogliamo invece parlare di questo stendardo 2025.

Dall’inizio del 1900 gli stendardi che si sono succeduti: quello di mons Tredici, quello dei fratelli Eroli, quello del pittore Aurelio Mariani, quello della stessa pittrice Verger, quello del 2000 del prof Turchetti, hanno sempre raffigurato la stessa scena: l’uscita dalla chiesa quattrocentesca della statua del santo portata a spalla dai monaci in un tripudio di cavalli e cavalieri.

Primo tentativo di aggiornare questa scena, pur usando lo stesso impianto fu quello per lo stendardo del 2000 del prof Turchetti. Nel commissionare il nuovo stendardo 2025, una piccola rappresentanza dell’Università ha chiesto alla pittrice Giovanna Verger di interpretare in modo diverso l’esaltazione del santo espressa nello stendardo.

Per cui nell’impostare la scena centrale si è deciso di citare una pregevole opera del 1933 del grande Aurelio Mariani, presente nella chiesa raffigurante la gloria del santo Antonio.

La composizione della pittrice Verger pone la scena sempre avendo come sfondo, a sinistra, la bella ed austera facciata della chiesa in cubetti di selce e in basso dietro una sfilata di cavalieri in costume si fa notare Porta Napoletana. Tutta la composizione è chiusa in una cornice dove con dei medaglioni si alternano gli stemmi della città, del vescovo diocesano attuale mons. Russo, del cardinale Arinze titolare del titolo suburbicario, del Papa, della città di Velletri.

Venendo alla scena centrale, la gloria di Sant’Antonio, diciamo subito che nell’originale opera il Mariani esprime tutta la sua capacità artistica nel descrive il santo nella gloria, accompagnato da due dei simboli classici che lo contraddistinguono nell’iconografia: il fuoco e il bastone che al suo apice termina con il segno del tau.

La Verger si è spesa moltissimo nel rendere aderente all’idea dell’originale, la scena riprodotta nello stendardo.

Lo ha fatto quasi sublimando la stessa scena sia attraverso l’uso cromatico, in diverse tonalità di uno stesso colore, senza indugiare nella riproduzione pedissequa, sia nel collocarla nella parte alta dello stendardo, che la impegna non poco, quasi come un’apparizione, uno squarcio nel cielo che ci permette di guardare dentro il paradiso.

Se pensiamo all’uso cultuale di questo stendardo, se pensiamo a quando viene accolto all’interno delle case tra le famiglie, possiamo pensare che nella fede esso permette di godere della visione che lo stesso Antonio gode nell’immagine riprodotta.

Venendo all’iconografia che accompagna il santo, in basso a destra vi è, tra gli angeli, un vaso, un recipiente da dove brilla un fuoco segno distintivo proprio del santo. Il fuoco riferito al pensiero, alla fede, all’opera del santo richiama la sua vittoria sul male e il desiderio di liberare le anime dal fuoco dell’inferno, un’altra tradizione racconta che con il bastone riuscì a prendere un tizzone del fuoco dagli inferi e donarlo agli uomini per la loro salvezza. Questo dice della forte volontà di obbedire alla volontà divina e cercare che nessun uomo si perda.

Il fuoco ricorda anche le facoltà taumaturgiche del santo forte nel vincere una serie di malattie dolorosissime popolarmente conosciute come “fuoco di sant’antonio”.

Il bastone richiama il sostegno del pellegrino ma anche di coloro che colpiti dal fuoco di sant0’antonio subivano amputazioni, ad esso è legata una campanella per annunciare la sua presenza e quella dei monaci. Lo stesso bastone termina nel suo apice a forma di Tau questa ultima lettera dell’alfabeto ebraico la troviamo citata in diverse pagine bibliche sia dell’Antico che del Nuovo Testamento (cf Gen 4,15; Es 12,7; Ez 9,3-4) è descritta come sigillo sulla fronte dei salvati ed esprime la completezza della rivelazione. In questo senso si esprime anche l’Apocalisse.

Possiamo concludere che la “gloria di Sant’Antonio” descritta pittoricamente nel nuovo stendardo riassume le scelte di vita di Antonio e quanto ne consegue ovvero giungere al cospetto di Dio dopo una vita lunghissima spesa a conoscere e praticare la sua volontà. In questa immagine non l’accompagna il maialino proprio perché vincendo ciò che il maialino rappresenta ovvero il demonio colui che vuole separarci da Dio non ha avuto la meglio su Antonio, per questo detto anche il grande,

CENNI BIOGRAFICI:

Giovanna Verger, classe 1945, completa la sua formazione artistica a Parma, trasferitasi a Roma comincia a lavorare su commissione per privati, ottiene diversi incarichi da congregazioni religiose, come pittrice e scultrice. Si trasferisce a Velletri con la famiglia dove tutt’ora vive e lavora. Partecipa a diverse mostre, esposizioni personali o collettive, soprattutto nel territorio dei castelli romani. Durante la sua carriera ha l’onore di incontrare di persona Papa Giovanni Paolo II, al quale dona due piccole opere scultoree, in seguita realizzerà un suo ritratto, oggi esposto nella chiesa parrocchiale di Lariano.

NOTE GENERALI SULLE OPERE :

Giovanna Verger appartiene a quella generazione di artisti che hanno fatto tesoro dell’insegnamento dell’arte classica ma anche delle avanguardie di tutto il novecento, delle loro cicliche negazioni e rivalutazioni, per giungere ad una posizione sintetica quanto complessa: credere che l’arte possa ancora raccontare il mondo in cui viviamo, facendo uso di un linguaggio realistico. Le sue opere attraggono lo spettatore con una molteplicità di dettagli ed un uso imprevedibile della luce, caricando la figura di espressività emotiva e rendendola veicolo di riflessioni universali. Temi apparentemente classici e citazioni formali esplicite intendono comunicare allo spettatore che solo la conoscenza del passato può guidare all’analisi di un contesto così frammentato e complesso come quello del panorama artistico contemporaneo, troppo spesso rivolto ad un pubblico eccessivamente ristretto, o ancora peggio ad una auto comprensione egoistica.

I TEMI SACRI:

Durante tutta la sua lunga carriera di artista affronta più volte tematiche sacre, che usa come personale introspezione emotiva essendo da sempre una fervida credente. Affronta molte volte il tema della deposizione, partendo da modelli più fedeli e rigorosi verso il passato, fino a giungere a interpretazioni contemporanee che mescolano persino elementi Pop con la medesima tragicità di una deposizione classica, inquadrando un Cristo più umano che divino, impotente spettatore di disastri antropici e naturali del nostro tempo, un’istantanea che racchiude l’incertezza odierna in cui l’umanità rimane inconsolata stringendosi intorno ad un dio non-onnipotente in cui la speranza della resurrezione non si è ancora palesata.

Per due volte nell’arco di ben trent’anni dipinge lo stendardo di Sant’Antonio per l’Università Mulattieri e carrettieri di Velletri, oggetto di una antichissima tradizione locale Le due versioni sono molto diverse sia per l’impianto compositivo sia per la scelta iconografica relativa al santo.

Oggi l’artista ha optato per un contrasto più netto tra classicità e contemporaneità, entrambi presenti nell’opera , volendo sottolineare come una tradizione così antica non debba essere ostaggio del passato, ma mostrare la sua v iva prosecuzione in un contesto così diverso e mutevole come quello contemporaneo.

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