Dal tipico ‘favore’ alla ‘favata’, dai cavalli allo stendardo, – che in quest’anno giubilare si rinnova – dall’asta dello stesso stendardo alla corsa degli anelli
don Angelo Mancini
Velletri (Rm) – L’Università Mulattieri e Carrettieri di Velletri, fondata nell’anno 1624 che da allora esprime la sua devozione al santo patrono Antonio abate nella chiesa quattrocentesca che officiano con grande dedizione occupandosi ovviamente dei festeggiamenti nella ricorrenza liturgica del 17 gennaio.
La stessa università custodisce gelosamente le tradizioni nate dal popolo al fine di rendere culto ed esaltare la figura di Sant’Antonio.
Come non ricordare il “favore de’ sant’antonio” ovvero l’accensione di un grande falò per esprime il ringraziamento e chiederne la continua protezione. Come pure la “favata” si tratta di una zuppa fatte che le fave fatte essiccare. Il mattino della festa tutta la città è percorsa da una lunga teoria di uomini e donne a cavallo, in costume e il cavallo addobbato per l’occasione rivestito di un manto istoriato con varie tecniche carico di immagini riguardanti il santo.
Gli stessi cavalieri si sfidano facendo la famosa cavalcata ovvero tre giri intorno alla fontana di piazza Mazzini dove mostrano la loro abilità nel condurre l’animale, la fantasia e la realizzazione migliore dei costumi e dei rivestimenti.


Centro della mattinata oltre la cavalcata è l’asta pubblica dello Stendardo. Da data immemorabile l’Università aveva il suo vessillo, ovvero uno stendardo, un arazzo molto ampio avvolto da un lato su un’asta che termina con la lettera tau.
Questo vessillo a memoria d’uomo fin dalla fine dell’ottocento veniva rinnovato ogni venticinque anni. Lo stesso era oggetto di culto e mezzo di benedizione.

Nei giorni precedenti la festa i cavalieri portano lo stendardo nelle case dei fedeli che lo richiedono perché “abiti” per pochi istanti in quella casa la benedica e la protegga, mentre gli fedeli sono in preghiera.
Questo breve ma intenso momento si conclude con una piccola festa e condivisione.
Particolarità di questa tradizione è che lo stendardo viene introdotto nelle case passando da finestra a finestra.
Sicuramente a motivo delle dimensioni dello stendardo dovendo entrare nelle case di allora che al massimo di due piani, con scale anguste si preferiva questo passaggio dalle finestre ma alla fine anche questo è un modo per esaltare la grandezza del santo.
Lo stesso stendardo la mattina della festa viene messo pubblicamente all’asta, alla quale ogni cittadino può partecipare.
Il vincitore dell’asta ha diritto di tenere in casa sua lo stendardo per un anno, versando la somma con cui si è aggiudicato l’asta. Ma ha anche il dovere di tenerlo in una stanza apposita, con lume sempre acceso, fiori freschi, la possibilità che lo si possa visitare e, cosa che in verità si ricorda di meno, in quell’anno il detentore deve mantenere un comportamento idoneo, cioè da vero fedele, pena la restituzione immediata dello stendardo a giudizio di un’apposita commissione.
Il vincitore dell’asta nel 24° anno diviene proprietario per sempre dello stendardo.
E’ bene ricordare che l’Università, da sempre, con il ricavato delle offerte e dell’asta oltre a sostenere la festa ne fa’ motivo di carità e di mantenimento del decoro della chiesa.





